Differente mentalità fra India e Cina

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Cina e India continuano a mostrare le più rapide crescite di PIL al mondo e stanno subendo anche profonde mutazioni a livello demografico. I due paesi presentano punti di affinità, ma, per altri versi, mostrano posizioni completamente opposte. Capire questi punti rappresenta la chiave per lavorare in maniera efficace ed efficiente con loro.

Venti anni fa, più del 60% della forza-lavoro cinese era impiegata in aziende di proprietà statale. Al tempo molte di queste aziende erano inefficienti, offrivano infatti un servizio di basso livello in quanto esisteva un sistema che non stimolava in maniera adeguata la creazione di un prodotto di qualità. La Cina modificò quel sistema e alleggerì le leggi sul lavoro rendendo più semplici i processi di riduzione del personale.

Sebbene la legislazione in proposito sia stata resa di nuovo più stringente, negli ultimi anni in seguito all’invecchiamento dell’età media i lavoratori necessitavano infatti di una maggiore protezione da parte dello Stato, il risultato fu quello di una riduzione di circa il 20% degli impieghi nelle aziende statali.

È interessante notare che 20 anni fa l’età media dei lavoratori cinesi era di 23 anni. Questo valore coincide oggi con quello indiano, mentre l’età media cinese è cresciuta a 37 anni. Così la forza-lavoro in India è oggi giovane e dinamica come la realtà cinese 20 anni fa; questa conformazione demografica fu uno dei fattori che portarono la realtà cinese dall’undicesimo posto nella classifica del PIL al secondo subito dietro gli Stati Uniti.

Le iniziative imprenditoriali private in Cina sono in alcuni casi scoraggiate dal governo; le autorità governative infatti non vogliono che si scateni una competizione che andrebbe a danneggiare le aziende statali. Sia la borsa di Shanghai che quella di Shenzhen, mostrano che il 90% delle aziende quotate sono parzialmente o totalmente di proprietà statale. Inoltre non viene concessa loro un’adeguata linea di accesso al credito, quindi migliaia di imprenditori cinesi rimangono senza liquidità e molti di loro decidono di abbandonare il settore privato ritornando all’interno del perimetro pubblico che garantisce maggiore protezione e tutela.

L’India presenta uno scenario completamente opposto. Guardando la borsa di Bombay, è possibile notare che il 90% delle aziende quotate riguardano l’imprenditoria privata indiana. Il governo infatti, con l’eccezione di alcune tipologie strategiche di attività, non entra nel mercato, ma piuttosto guida ed incoraggia i propri cittadini nel farlo. Il sistema bancario non incentiva solamente le aziende di maggiori dimensioni attraverso prestiti a lungo termine, ma concede gli stessi anche alle piccole start-up.

Al momento in Cina le auto più vendute e forse anche le più desiderate sono Land Rover e Jaguar, entrambe di proprietà della compagnia Indiana Tata. Le vendite di queste due macchine sono cresciute del 48% in Cina lo scorso anno, registrando il numero di 77.000 unità vendute; un numero significativo per le auto di lusso. La Volvo invece, di proprietà cinese, ha registrato, sempre in Cina e nello stesso periodo, un crollo delle vendite di 42.000 unità (-11%). Il messaggio è quindi chiaro: una volta che si è riusciti a penetrare le maglie del monopolio cinese, un imprenditore indiano che produce automobili può registrare un risultato migliore di uno stesso imprenditore cinese.

Mentre la Cina investe in risorse e infrastrutture, l’India invece investe dovunque si presenti l’opportunità di un buon profitto. Questa divergenza è guidata da una profonda differenza di mentalità – una che vede il compito dello stato nella guida di una classe imprenditoriale privata, mentre un’altra che vede nello stato il volano che migliora l’economia attraverso la propria azione diretta. Inoltre l’India fonda la propria linea nel rispetto di standard di trasparenza che vengono applicati anche in Europa e negli USA.

L’India è probabilmente indietro di 15 anni rispetto alla Cina in merito alle infrastrutture che la nazione richiede e i processi decisionali del governo indiano possono apparire come estremamente più lenti rispetto al modello cinese. Tuttavia, grazie allo sviluppo della classe imprenditoriale, questa diventerà presto leader mondiale nella produzione di prodotti tecnologicamente sofisticati e si può dire che, in confronto alla Cina, questo distanza si sia già notevolmente ridotta.