La Turchia è la nuova frontiera

turchia-europaQuando il premier Erdogan assunse la guida della Turchia oltre dieci anni fa, il Paese era nel pieno di una bufera finanziaria e la crisi economica mordeva pesantemente famiglie, banche e imprese. Oggi, è tutta un’altra storia.

Perché, nel frattempo, il Pil turco è cresciuto di oltre tre volte i livelli del 2002 a un ritmo medio annuo di oltre il 5%, ma toccando anche il 9% nel 2010 e registrando un abbassamento del tasso d’inflazione al 6-7% nel triennio, livello straordinariamente basso per la recente storia economica turca. Insomma numeri che fanno della Turchia uno dei più importanti paesi emergenti.

Non è un caso che tutti si stiano accorgendo della Turchia, cresciuta in silenzio quando tutti parlavano della Cina. 

Già oggi, con oltre 820 miliardi di $ di PIL, l’economia turca risulta al 17esimo posto della classifica mondiale, ma il premier ha rassicurato che entrerà nella top ten da qui al 2023, anno in cui sarà celebrato il primo secolo dalla rivoluzione di Mustafà Kemal.

Gli investimenti italiani nel paese (quasi 80 milioni di abitanti, 100 fra 10 anni, un territorio 3 volte quello dell’Italia) sono iniziati 50 anni fa con Fiat e Pirelli nel ruolo di apripista.  Ora oltre 900 imprese italiane operano in Turchia e l’Italia è il quarto partner commerciale di Ankara con un interscambio di 21,3 miliardi di dollari nel 2011 (+ 28%).

La Turchia rappresenta un importante mercato di sbocco per la meccanica strumentale italiana, in grado di integrarsi verticalmente all’interno della struttura industriale locale, essendo questa caratterizzata da bassi costi ed elevata produttività. Le imprese italiane forniscono, attraverso investimenti diretti, attrezzature e macchinari a settori trainanti come tessile ed abbigliamento, pelletteria e calzature, tutto il comparto di veicoli ed automazione, senza dimenticare l’agro-alimentare.

La struttura industriale turca è infatti simile a quella italiana, caratterizzata sia da grandi gruppi industriali, sia da un vasto numero di distretti e PMI dinamiche e flessibili, capaci di integrarsi e competere sui mercati esteri. Lo sviluppo della rete di infrastrutture, sia in Turchia che nella vasta regione di confine tra Europa ed Asia, consente alle imprese italiane interessanti opportunità di investimento dirette e tramite joint-venture.

La collaborazione tra i due Paesi risulta pertanto particolarmente vantaggiosa e strategica nelle gare d’appalto grazie all’integrazione tra il basso costo della mano d’opera turca da una parte, il capitale e le competenze tecniche italiane dall’altro.